Intempestivi

Uno in meno

Una settimana fa un detenuto rumeno si è impiccato nel carcere di Opera. Si chiamava Ioan Gabriel Barbuta. La notizia della sua morte sarebbe passata anche inosservata (in fondo era uno straniero, in fondo era un ergastolano, in fondo...) se non fosse stato per il clamore suscitato dagli squisiti commenti telematici di molti secondini inviati ad un sindacato della polizia penitenziaria: «uno in meno... ottimo... speriamo che abbia sofferto... più corde e sapone... scalate la conta... evviva... beviamo alla faccia sua...». Il Ministro della Giustizia, l'anima bella Andrea Orlando, si è prontamente indignato e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha temporaneamente sospeso 16 agenti. Ammazzate di botte un detenuto, torturatelo, tenetelo segregato, non ci sono problemi. Anzi, potreste perfino essere promossi. Questa è la democrazia. Ma non potete esultare pubblicamente, la ragione di Stato non lo consente. Lo Stato è buono, mica può sghignazzare in pubblico davanti a morti suicidi! No, deve ostentare dispiacere, cordoglio, anche se sotto sotto, privatamente...
Lo Stato è buono, sì, tanto tanto buono. Qualcun altro no. Sabato scorso un secondino greco della prigione di alta sicurezza di Domokos – quella in cui da qualche mese è in funzione la prima sezione del regime di tipo C, concepita per isolare e sottomettere i prigionieri più indomiti – è stato ammazzato. Si chiamava Makis Gkalimanis, ed aveva lavorato per anni ad Atene, nel più grande carcere del paese, quello di Korydallos. Era appena uscito dalla sua casa di Kouvelas e salito sulla sua jeep, quando è stato avvicinato da una automobile con due o tre persone a bordo. Non erano ministri, anime belle piene di buoni sentimenti, no, erano individui furiosi e armati. Hanno aperto il fuoco, hanno messo fine alla carriera di un servitore dello Stato della peggiore specie.
Non ha sofferto, né lo speriamo.
Non c'è nessuna aritmetica da pareggiare, né ci interessa.
E nessun brindisi estinguerà mai la nostra sete, di libertà e di vendetta, ne siamo sicuri.
Ma uno in meno, questo sì. E vaffanculo alle ipocrisie.
 
[23/2/15]