Brulotti

Su misura

Per farla finita con la misurazione del mondo

 
Nelle foreste di Chernobyl o nelle pianure della regione di Fukushima, non basta stare attenti per percepire il pericolo. Quando cade la pioggia, quando si alza il vento, quando cadiamo a faccia in giù, non è la natura bruta a colpirci, ma è l’effetto di una tecnologia a penetrarci. Non sentiamo più la nostra pelle bruciare o i nostri indumenti bagnarsi, non vediamo in lontananza l’approssimarsi di una nube di polvere, non respiriamo l’odore di un incendio. In territorio contaminato, è l’invisibile a portare il pericolo per chi non ha gli strumenti per leggere i segnali dell’impercettibile. Il nostro relazionarci è snaturato. Mentre il contadino conosce la terra che lavora, sa interpretarne l’acidità e la fertilità, l’ignorante sa solo guardare la terra in modo indistinto. L’amico sa leggere nei tratti dell’altro la sua inquietudine o la sua menzogna. Noi possiamo imparare a leggere le nuvole, a riconoscere quelle che portano la pioggia da quelle che portano il bel tempo. Nulla di tutto questo in territorio contaminato; è inutile aguzzare gli occhi o restare per mesi ad annusare l’aria, non percepirete mai niente, non imparerete mai niente: il vostro corpo e la vostra esperienza non possono bastare a farvi comprendere ciò che vi circonda. Camminate in un mondo da estranei, da tumori che una natura alterata cerca di diffondere. Per comprendere il mondo in cui errate, dovete adattarvi alla sua misura. Alla misura di un mondo creato dalla tecnologia in cui vi viene intimato di diventare uno dei suoi strumenti, un prodotto della sua produzione. Agire secondo le istruzioni di una macchina oppure essere maledetti dall’impercettibile: ecco quel che offre la vita in territorio contaminato.
Da qualche tempo il mondo mediatico rigurgita il tema della vita in territorio contaminato, con film e libri che fanno eco a territori affascinanti. Fra ritorni del nostro mondo ad uno stato selvaggio post-apocalittico e testimonianze secondo cui si sopravvive comunque in questi territori, veniamo inondati da morbose rappresentazioni. Dopo Fukushima, non è più tempo di nascondere tutte le conseguenze della catastrofe per gli apostoli del nucleare, adesso si tratta di approfondire cinicamente gli effetti della sua estensione. Non vedremo più camici bianchi assicurarci in televisione, senza batter ciglio et un po’ avviliti, che non c’è alcuna catastrofe mentre organizzano la nostra evacuazione. Gli esperti ci inviteranno sorridenti a rientrare nelle nostre case, poiché si prevede il peggio. Sebbene a Fukushima esistano in effetti zone in cui è vietato ritornare, il governo incita comunque gli esiliati a ritrovare la propria casa e la popolazione giapponese a consumare nuovamente i prodotti locali. Fin dalle prime settimane il governo giapponese ha presentato la catastrofe nucleare come il sisma che l’ha preceduta: una catastrofe naturale. In tal senso, bisognava aiutare provvisoriamente le vittime rendendo abitabili le loro case al più presto. Ma la differenza è notevole. Se il sisma o lo tsunami devastano le terre e i corpi, quell’acqua può rientrare nell’oceano e la coltura umana può ristabilirsi, mentre le esplosioni dei reattori generano una fuga radioattiva che perdura e si fissa nella terra, nei corpi e nell’oceano avvelenandoli per millenni. È per questo che la coltura umana chiamata a ritornare in queste terre si è ritrovata anch’essa radicalmente trasformata. Adattarsi subendo o subire adattandosi, cittadino, fai la tua scelta di campo!
La contaminazione del territorio corrisponde appunto all’industria nucleare. Non possiamo comprenderla senza le strutture che consentono una tecnologia così avanzata, una specializzazione dei compiti per cui alcuni possono essere fisici nucleari, altri ingegneri, ed altri ancora sfruttati dall’industria e dalle miniere di cobalto, d’oro, d’uranio, di coltan, ecc. che permettono agli apparecchi di misurare e ai laboratori di esistere. È possibile vivere in un territorio contaminato. Lo Stato vi organizza la nostra quotidianità e si occupa della nostra salute. La catastrofe non inquieta lo Stato, tutt’altro, lo rende imprescindibile. E ci fa accettare, come nelle città giapponesi, di incrociare dei dosimetri piantati nelle strade, di ascoltare le istruzioni quotidiane che ritmano la raccolta di insalata e i momenti in cui è preferibile stendere la biancheria. Bisogna accettare di far analizzare regolarmente la propria urina, di temere una pioggia portatrice di radioattività, di ascoltare le previsioni governative, di fidarci del dosimetro che portiamo al collo. Sì! Potrete perfino ridere ed amare in una zona contaminata, ma alla mercé di un un sapere che vi supererà come non mai. La mediazione scientifica diventa il tessuto di ogni esperienza. Potrete bervi un bicchiere in un bar non troppo sottoposto alle radiazioni secondo le misure rese pubbliche quella sera dalle autorità civili. Potrete mangiare al ristorante, ma eviterete i funghi dato che avete mangiato insalata a pranzo, cosa che il vostro «dosimaestro» non ha gradito. Quando abbraccerete qualcuno sotto la pioggia avrete forse un attimo di terrore sentendo i vostri dosimetri fare beep. «Pura radiofobia», dirà il vostro coach di sviluppo personale. La perizia altrui dominerà tutta la vostra esistenza. Senza di essa non oserete uscire. E chi si arrischierebbe a metterla in discussione?
L’industria nucleare è chiara, con una certa trasparenza… Presentarci la vita in territorio contaminato significa abituarci allo stato di catastrofe. Non siamo già abituati a vivere in un territorio dove la misura elabora la norma? A calcolare la qualità dell’aria, dell’acqua in cui si nuota o che si beve, lo scontrino dei nostri acquisti, il flusso di elettricità che consumiamo? A spulciare la nostra spazzatura per controllare la differenziazione dei rifiuti, o gli animali per verificarne la conformità sanitaria? La trasparenza per il controllo è la misura del conforme, dell’ordine, della norma. E questa norma ci sfuggirà sempre, essendo solo ciò che la scienza può misurare. Un pesce normale deve misurare tanto, non può avere più di un tot di metalli pesanti. Un’acqua normale non supera un dato livello di inquinamento. Come potremmo, senza questi intermediari, riconoscere l’inquinamento dell’acqua del rubinetto che beviamo se il suo gusto non è alterato? Cosa rispondere allo scienziato che ci dice a proposito di quell’acqua: «È normale che abbia troppi cosi, ma in termini di robe è nella norma: non c’è di che preoccuparsi!»? Abbiamo imparato a lasciare che altri si occupassero del nostro ambiente. Tale spossessamento è opera del capitalismo e dello Stato. Questa coppia permette la realizzazione della misurazione del mondo e vi si applica senza limiti. La rappresentazione è avanzata di un passo: il mondo non si guarda più, si misura. In territorio contaminato questo enunciato non rientra nella teoria o nell’ideologia, bensì nella più comune realtà quotidiana.
In fondo, il disastro consente di giungere direttamente al momento in cui la misurazione del mondo è la necessità dettata dallo Stato per «sopravvivere». La gestione del nucleare mostra l’essenza stessa del mondo che l’ha reso possibile. Nuclearizzato, il capitalismo fa esistere il mondo solo attraverso la misura, non dà scelta fra l’esistenza in una società o in un’altra, ad esempio primitivista o comunista. È univoca. Il nucleare è un segno dell’incessante espansione dell’economia in tutti gli aspetti dell’esistenza. «Siate, in tutte le cose, i piccoli contabili della vostra esistenze e delle vostre produzioni!», ci indica l’economia. È così che Rifkin, il campione dell’economia connessa, ha buon gioco nel predire la fine capitalista del capitalismo. Egli propone ai governi il suo modello sociale, orizzontalmente democratico, in cui ognuno sia libero di vendere l’energia elettrica del suo impianto eolico e possa noleggiare la sua friggitrice e le sue camicie, il suo pozzo, il suo orto e il suo polmone destro, liberandoci così — su modello BlaBlaCar — dell’EDF [Enel francese], di H&M e di Veolia poiché saremo diventati noi stessi imprenditori dal volto umano. Il mondo connesso dell’iper-orizzontalità non può che essere un mondo in cui tutti i rapporti sono mediati da un parametro di riferimento universale al quale saremmo tutti estranei. Dopo l’epoca del lavoro per il capitale, dopo l’epoca del lavoro e del tempo libero per il capitale, tutta la vita al servizio del capitale. Tutti i rapporti vengono ormai percepiti in termini di profitto. Quanto denaro perdo quando esco di casa senza affittare il mio appartamento, e a cosa mi servono quei pantaloni se non li indosso mai, e la mia automobile o il mio sapere? In questo mondo iper-connesso ci sono solo coloro che hanno qualcosa da esibire sul piano della misura, gli altri restano al di fuori. La vita allo stadio tecnologico è una vita sotto assistenza informatica, basata sull’anticipazione dei comportamenti e la programmazione del divenire. Ad essere assente in questa comunità interconnessa è la vita con le sue inutilità, il suo disordine e le sue frizioni. L’esposizione universale della misura è lo schema del mondo dell’economia. La dimensione reticolare del vivente.
Non ci resta che autocommiserarci per la nostra disfatta contando gli ultimi sussulti di una vita abbandonata? No di certo. Al contrario crediamo che la vita non possa lasciarsi rinchiudere nelle gabbie della misura e che sia possibile attaccarle. È un fatto che per millenni avremo a che fare coi disastri nucleari, e non intendiamo autogestirli. Ciò che potranno fare gli individui liberati dall’economia e dallo Stato starà a loro. Conservazione delle conoscenze nucleari in vista della sua estirpazione? Segnalazione delle zone nefaste per la vita? Le idee non mancheranno e se occorre mettere dei nucleocrati a bagno nelle vasche durante lo smantellamento, sapremo trovar loro un costume adatto. Denunciare questi strumenti per quello che sono. Sabotare le macchine. Distruggere le loro postazioni della contabilità. Quando i chip dei cassonetti saranno disattivati, quando i puntatori saranno spaccati a sassate, quando i rilevatori atmosferici saranno distrutti, la presa si allenterà. Quando si rifiuterà la schedatura elettronica delle pecore o le norme d’igiene, le norme sanitarie e i pesticidi, quando si rifiuterà di essere analizzati, quando si bruceranno i paletti di riferimento alla costruzione di un traliccio dell’alta tensione o di un carcere, l’impresa rallenterà.
La misura è dappertutto, ciascuno saprà dove trovarla.
 

gruppo sanguigno Rh negativo

settembre 2016
 

[tr. da Brèves]