Brulotti

Fino all'ultimo respiro

Nell’agosto 1930, l’anarchico Paolo Schicchi (a sessantacinque anni, trascorsi fra furibonde battaglie, peregrinazioni, condanne e torture) parte su una barca da Tunisi e sbarca a Palermo con l’intenzione di sollevare la Sicilia contro il fascismo. Ad attendere lui e i suoi due compagni, la polizia fascista già messa all’erta da una soffiata. Subito arrestato, nell’aprile del 1931 Schicchi viene processato da un Tribunale Speciale e condannato a dieci anni di reclusione e a tre di vigilanza speciale. La notizia arriva all’altra parte dell’Italia, dove si trova un settantenne Luigi Galleani — animatore di Cronaca Sovversiva, già espulso dagli USA nel 1919 perché considerato la mente dietro molti attentati anarchici contro obiettivi istituzionali nella patria dello Zio Sam, più volte incarcerato in Italia ed appena uscito dall’ennesimo confino. Galleani, ammalato da tempo, invia a Schicchi una raccomandata. È la sua ultima lettera all’amico e compagno di una vita (Galleani infatti morirà nel novembre di quell’anno), una lettera che non arriverà mai al destinatario perché sequestrata dalle autorità. Conservata all’Archivio di Stato di Roma, la pubblichiamo qui oggi come piccolo omaggio a questi due Cavalieri di un’Idea ormai in via di estinzione.
 
 
 
Raccomandata
Signor Paolo Schicchi 
Carceri Giudiziarie 
Giurisdizione Tribunale Speciale
Roma
 
 
Carissimo Paolo,
Le tue notizie gravi e penose dagli ultimi giornali. Data l'ora e Io strumento l'epilogo era inevitabile.
Non ti scrivo parole di conforto: Non ne hai bisogno, tu che hai cercato e trovato sempre le più alte soddisfazioni della vita combattendo nella piena armonia tra il pensiero e l'azione ed in questa tanto più intensi il fervore e la gioia quando più gravi i rischi coi quali ti disponevi a cimentarti.
Esperienza e conoscenza ti avvertono d'altronde che quanto più torva è la reazione tanto più vivi ed attivi cova in sé – anche nei periodi squallidi in [cui] una viltà ed inerzia si abbinano a darle collaborazione criminosa – i germi della propria distinzione; e coraggio e carattere in te ugualmente indomiti ti daranno la forza d'attendere che dalle tenebre balzi l'aurora.
Tu la rivedrai largamente consolato dell'attuale passione.
Con questi sentimenti io pigliavo congedo da te trentott’anni fa l'ultima volta che ci siamo veduti, nell'aula del Tribunale Militare di Alessandria. Allora i Giudici, pure Militari, ci consentivano un breve colloquio un abbraccio ed un bacio. Cogli stessi sentimenti, da qui, vecchio, infermo, un piede nella fossa, ti abbraccio oggi con fede ed affetto immutati nella ferma speranza che in tanto silenzio di sgominati amici della ventura, il saluto d’un amico che ha l'orgoglio di esserti fedele e devoto per più che quarant’anni ti sia tanto più gradito e caro.
Sempre, sempre col cuore che sai tuo affezionatissimo
 
                                                                     Gigi
 
Caprigliola 27 aprile 1931
(prov. di Massa)