Brulotti

Te lo do io il popolo!

Da qualche anno a questa parte l'astensionismo è in progressivo aumento ed il rifiuto della politica si è generalizzato. Purtroppo esistono buoni motivi per pensare che ciò non alimenti granché il diffondersi della rabbia ribelle, quanto l'impotente rimuginare della delusione. Ma per lo meno questa disaffezione elettorale lascia il Parlamento solo con la sua infamia: l'istituzione statale ha il potere e lo esercita, ma non può vantarsi di alcun consenso allargato. Giù la maschera, cari signori; se governate, governate grazie alla forza bruta dell'abitudine, della repressione e della rassegnazione. Nient'altro, perché gli applausi sono finiti da un pezzo.
Chi detiene il potere non se ne cura. Finché il sistema rappresentativo non viene messo in discussione, finché l'ordine regna nelle strade e nei mercati, chi se ne frega se le urne vengono disertate? Bastano ed avanzano gli elettori lobotomizzati e prezzolati, fossero anche qualche centinaio. Chi vince le elezioni governa, punto e basta. Poco importa se a votare sono in tanti, in pochi o quasi nessuno.
Invece chi non detiene il potere (ma lo vorrebbe, oh, se lo vorrebbe!) non se ne capacita. Questa indifferenza per le mene parlamentari gli sembra un'incredibile occasione persa, una clamorosa miopia politica, quasi un suicidio. Ma come, proprio nel momento in cui i partiti più noti e corrotti perdono voti, la gente che fa? Anziché destinare il suo voto a partiti meritevoli, nuovi, onesti, se ne rimane a casa o va in camporella?! No, non è possibile, si tratta di uno spreco cui porre rimedio. Da qui il moltiplicarsi di nuovi partiti, partitini e liste civiche che ad ogni consultazione pestilenziale infestano l'aria. Tutti a darsi da fare per convincere i «delusi», gli «indecisi» e gli «indifferenti» che un altro Stato è possibile. Tutti a mobilitarsi per rianimare la fiducia nelle istituzioni e il rispetto per la legge. Tutti ad agitarsi per dimostrare che sarebbe più facile bloccare le grandi opere, distribuire equamente le ricchezze, sventare gli interventi militari, punire i tutori dell'ordine violenti, proteggere le fasce sociali più deboli, sopprimere i gruppi fascisti, aiutare gli immigrati, dissetare le renne di Babbo Natale... se ci fosse in Parlamento qualcuno di affidabile, di capace, di non corruttibile: qualcuno di loro, insomma. È il chiodo fisso di ogni politicante con la testa a forma di programma, il cuore a forma di calcolatrice ed il culo a forma di poltrona.
L'ultima espressione di questa forma talvolta precoce di demenza senile è la nuova lista che sta rastrellando qualche avanzo dell'estrema sinistra. Il nome scelto per l'occasione puzza già di formaldeide: Potere al popolo!. Nata all'interno del centro sociale Je so' pazzo di Napoli, questa lista mira a (ri)portare in Parlamento degli interlocutori credibili agli occhi dei leaderini delle lotte sociali. Nelle parole della sua pasionaria Viola Carofalo, «senza un interlocutore il lavoro dei movimenti è inutile. Le lotte possono essere portate a un livello molto più alto ed efficace se c’è una forma di dialogo con le istituzioni». In effetti, il lavoro utile, efficace e redditizio della contestazione abbisogna non solo di padroni da combattere e a cui dire No!, ma anche di padrini da suggerire, da cui venire protetti e a cui dire Signorsì! Fra i nomi più o meno celebri che hanno dato la loro benedizione a questi virgulti della ginnastica dell'obbedienza, molti dei quali formatisi nei ranghi di Rifondazione Comunista o dei sindacati di base, troviamo Heidi Giuliani, Nicoletta Dosio, Valerio Evangelisti...
C'è da svenire dalla noia. Fra un Berlusconi che ama il popolo e quindi promette di migliorare lo Stato, un Renzi che ama il popolo e quindi promette di migliorare lo Stato, un Grillo che ama il popolo e quindi promette di migliorare lo Stato, un Grasso che ama il popolo e quindi promette  di migliorare lo Stato, mancavano solo questi babbei rossi ad amare il popolo e quindi promettere di migliorare lo Stato. Ma vaffanculo, va. 
Noi no, non accettiamo le sfide elettorali. Noi odiamo il popolo (questo cialtronesco fantasma) e lo Stato lo vogliamo distruggere. Per noi il modo migliore per trasformare questa società mortifera e dare vita a tutt'altro è abbandonare e sabotare le istituzioni, non prendervi parte per correggerle. Ecco perché il prossimo 4 marzo lo trascorreremo a letto, sul divano, in spiaggia, a tavola, in piazza... ovunque ci sia la vita — lontano, il più lontano possibile dalle urne e dalla politica.
 
[20/1/18]