Brulotti

La foresta degli espropriatori

Penelope Rosemont
 
Un allegro bandito è in agguato dietro ad ogni albero della ridente foresta di guanti verdi, il riparo scelto per la fratellanza dei fuorilegge. Ma questo rigoglioso paradiso per trasgressori della legge ed amanti dimostra d’essere solo un impenetrabile labirinto per le forze della legge e dell’ordine.
Robin Hood e la sua banda conducono una vita di avventure, humour e amore — una vita libera dalle costrizioni della miseria quotidiana, libera soprattutto dalla necessità del lavoro. Molti studiosi dubitano che Robin Hood sia mai esistito, altri ritengono che, se davvero fosse «mai esistito» un personaggio simile, dev’essere vissuto verso il 1190. Quello che non può essere messo in dubbio è che, allora come oggi, i ricchi derubavano i poveri per diventare loro sempre più ricchi e rendere i poveri sempre più poveri. Robin Hood, il «principe dei banditi», fece del suo meglio per sistemare un po’ i conti — e farlo fu per lui un piacere. Come riporta un antico resoconto: «I beni della povera gente risparmiò, soccorrendoli abbondantemente con quanto prese nelle abbazie e nelle case dei ricchi». 
Lo sceriffo di Nottingham venne beffato e beffato di nuovo, sconfitto non dal numero o dalla forza ma dall’intelligenza superiore dei banditi. Robin dimostrò d’essere il miglior arciere d’Inghilterra e sfuggì alla trappola che gli era stata preparata — come sfuggirà a tutte le altre trappole.
Tutti conoscono, attraverso questi settecento anni, i nomi di Little John, Fra Tuck, Lady Marian, Alan-a-Dale e le loro audaci avventure. La Foresta di Sherwood attira soltanto coloro che rifiutano di servire i tiranni, preferendo giocare e amare e vivere al di fuori della legge. Gli studiosi possono dubitare quanto vogliono, ma non possono ridurre a leggenda gli altri che, più vicini a noi nel tempo, hanno preso la strada di Robin Hood, come Pancho Villa o Buenaventura Durruti, che unirono la rivolta dei contadini e dei banditi dei tempi passati alla rivoluzione sociale dei nostri giorni.
Il Meraviglioso è la nostra Foresta di Sherwood: una fonte d’ispirazione e di scoperte senza fine, che ci protegge dalle brutalizzanti forze dell’ordinarietà e ci permette di farci beffe dei tiranni, le cui menzogne “reali” e “razionali” sono solo bersagli per le nostre frecce iconoclaste.