Brulotti

Intervento contro la tirannia burocratica

Quello che segue è un intervento fatto alla assemblée des usages, l’assemblea generale della ZAD, del 16 aprile 2018 da parte di alcuni «sostenitori esterni», termine con cui vengono indicati quei compagni che non vivono all’interno della ZAD e che, in quanto tali, sono liberi di fornire la propria solidarietà pratica a quella lotta così come non sono liberi di esprimersi sul suo senso. Il ceto politico, si sa, ama la manovalanza ma non gradisce la critica.
Questo testo è apparso sul blog dell’Ancre Noire, uno spazio occupato che si trovava poco fuori dalla ZAD e che è stato sgomberato lo scorso 23 aprile. Va da sé che gran parte dei suoi occupanti si riconoscono nelle parole che seguono.
 
Saluti.
Si è fatto un gran parlare di noi nell’ultima Assemblea degli Usi (quella di sabato 14 aprile). Quindi, in quanto altra componente della lotta (!), siamo venuti a parlare in nostro nome.
«Siamo» indica persone che fanno parte della ormai famosa categoria «i sostenitori esterni».
Quella che non è invitata all’assemblea degli usi per prendere delle decisioni. Perché come molte persone qui, non viviamo nella zona tutto il tempo. E come molte persone qui, sono settimane, mesi, anni che veniamo, che abitiamo alla zad per periodi più o meno lunghi, che trascorriamo del tempo nelle strutture della zad (radio, mediche, legali), che impegnamo energia e mezzi materiali per partecipare alla (fu?) lotta contro il mondo che ha a che fare con l’aeroporto.
Ci abbiamo messo del tempo per scrivervi.
Perché in questi ultimi mesi eravamo sparpagliati in diversi angoli della Francia, un po’ isolati con le nostre incomprensioni, le nostre domande e la nostra collera in relazione a quanto si percepisce della situazione alla zad.
Perché da una settimana c’è l’emergenza dell’operazione militare sulla zona, e ritrovarsi per discutere e scrivere entra in conflitto con il dormire, far da mangiare, beccarsi gas lacrimogeni e granate assordanti, prestare pronto soccorso, dare sostegno ai compagni sotto processo, partecipare alla radio, accogliere le persone, tenere le barricate, prendersi del tempo con le persone per parlare di ciò che accade per gli uni e per gli altri.
Vi scriviamo perché sappiamo che gli ultimi mesi sono stati complicati. Sappiamo che avete avuto discussioni interminabili, dubbi più o meno grandi su ciò che stavate per fare, momenti di tensione con compagni e amici, e molti disaccordi. Non siamo qui per dire come fare, perché non ci sono soluzioni magiche. E ci siamo detti che valeva la pena di aprire il campo delle proposizioni, di uscire dalla scelta binaria del «siamo uniti dallo stesso discorso» o «non si può fare niente insieme».
Ma vi scriviamo perché siamo davvero arrabbiati per ciò che sta accadendo. Siamo arrabbiati per quel che la zad sta diventando. Siamo arrabbiati per le prese di potere che si percepiscono da dove ci troviamo. Siamo arrabbiati per la violenza degli sbirri, dello Stato e della prefettura. Siamo arrabbiati perché le persone vengono arrestate, ferite, mutilate a centinaia. E rifiutiamo che ciò avvenga per difendere una zad di qualche progetto agricolo.
Vi scriviamo per dirvi che per noi ciò che accade è inaccettabile.
… la violenza dello Stato e della polizia è inaccettabile. Le loro granate, i loro blindati, i loro flashball. Non la violenza dei barricadieri che lottano a rischio di perdere un braccio, un occhio, un piede;
… i comunicati stampa firmati dal movimento, dove non si discute né di solidarietà con gli espulsi, né di presa di posizione contro lo Stato e gli sbirri, sono inaccettabili. Soprattutto quelli che condannano le espulsioni dei luoghi perché quello è un progetto agricolo pronto a venire depositato e questa è la casa di una delle rappresentanti degli occupanti nella delegazione intercomponenti. Ci sono sputi che si perdono.
… le componenti come il CMDO che non si presentano come tali e che fanno finta di non esistere per poter meglio agire nell’ombra, sono inaccettabili;
… il ricorso agli argomenti della «vita normale» per opporsi alle espulsioni è inaccettabile. La promozione di una zona che sarebbe un ambiente «sicuro, né zona di non-diritto né contro-società, nella quale vivono bambini che frequentano le scuole o gli asili dei borghi vicini» (Comunicato dei genitori della Zad di Saint Jean du Tertre) è inaccettabile;
… l’unità ad ogni costo è inaccettabile. Quella difesa dalla logica delle componenti che accusano sempre le stesse componenti di non comporre. Quella che spinge verso posizioni sempre più riformiste. C’eravamo nel 2012. E anche prima. Ci ricordiamo che all’epoca l’ACIPA aveva preteso pubblicamente il ritiro delle forze dell’ordine. Ci ricordiamo che gli occupanti rifiutavano che persone identificate ci rappresentassero e che questo ha provocato non pochi dissapori con altre organizzazioni del movimento. Ci ricordiamo anche che le risposte ai giornalisti erano dichiarazioni collettive (spesso mascherate!) per lottare contro l’individualizzazione e la personalizzazione del movimento.
… l’assenza di chiarezza su ciò che sta accadendo qui è inaccettabile. È davvero ancora una lotta? Perché, da parte nostra, troviamo inaccettabile domandare a decine di migliaia di persone di fare migliaia di chilometri per venire qui, portare del materiale, mettere in gioco la loro vita e la loro integrità fisica… per difendere delle terre per qualche progetto agricolo sedicente alternativo. Sappiamo che qui come altrove ci sono un mucchio di persone che continuano a lottare contro il mondo disgustoso in cui si vive. A loro vogliamo portare la nostra solidarietà.
Malgrado tutto, se continuiamo a venire, è perché siamo solidali…
… con le persone che sono state espulse dalle loro capanne, che ciò sia avvenuto da parte del movimento di occupazione sulla D281 o dagli sbirri.
… con coloro che sviluppano progetti agricoli al di fuori delle norme statali d’igiene e di sicurezza (e di certo non con coloro che mettono il microchip alle loro pecore), con coloro che sviluppano progetti non-agricoli, e con coloro che non hanno alcun progetto.
… con coloro che costruiscono sperimentazione sociale e collettiva. Del resto amiamo la parola collettivo e ci domandiamo come mai venga ormai quasi sistematicamente sostituito con la parola comune in tutti i testi e gli appelli ai lavori. Ci domandiamo anche: perché gli usi hanno sostituito il movimento? La gestione forzata ha sostituito la lotta?
 … con coloro che portano conflittualità come una forza di lotta. Perché non essere d’accordo e litigare è per noi molto più interessante che produrre un discorso comune e unitario che schiaccia di conseguenza le voci discordanti.
… con coloro che hanno fatto compromessi fino ad ora: coloro che non hanno attaccato gli sbirri malgrado la loro presenza sulla D281 da mesi, coloro che hanno smontato le loro capanne sotto la pressione del movimento, coloro che non volevano negoziati con la prefettura ma che ci sono andati lo stesso;
… con coloro che si sono fatti schiacciare nel nome dell’unità e della composizione a colpi di strategie di intimidazione, di disprezzo, di minacce verbali e fisiche, e talvolta anche di botte, di ferite e di utilizzo dell’istituzione psichiatrica. 
Siamo solidali con tutti coloro che se ne sono andati via a causa di tutto ciò. Siamo solidali con coloro che lottano contro le norme di vita imposte da un sistema eteropatriarcale, razzista validista e capitalista, con coloro che lottano contro la polizia e contro lo Stato francese. E ci permettiamo di pensare che queste siano anche le ragioni per cui arrivano messaggi di solidarietà da tutto il mondo, dalla Palestina, dal Chiapas, dalla Turchia, dagli Stati Uniti.
… In ogni caso è per questo che noi siamo qui. Non per ottenere una tranquillità e una normalizzazione delle nostre vite su terre gratuite. Abbiamo visto grandi differenze di strategie e di visioni politiche in questa assemblea degli usi. E non vogliamo che alcune vengano schiacciate nel nome dell’unità. Le rotture non sono per forza definitive e possono costituire una forza. La composizione, come alcuni dicono, non è per forza unità che sfocia nel riformismo. La composizione può anche significare che l’assemblea degli usi esiga la partenza delle forze dell’ordine e la fine dell’occupazione militare, anche se tutti non sono d’accordo e alcuni preferirebbero incontrare il prefetto. Perché non considerare una coesistenza conflittuale?
 
Amici e amiche di qui e di altrove
[16/04/2018]