Fuoriporta

Lampi dal Cile

 
Non sempre i poveri sono ragionevoli, e poi, perché dovrebbero esserlo a fronte di un’esistenza di miseria che viene loro riservata giorno dopo giorno dal potere? In qualche caso, basta una goccia d'acqua perché il negativo dispieghi le ali e attacchi quello che ha identificato da tempo come nemico. Ciò non farà certo piacere al braccio sinistro del capitale e alla sua ideologia cittadinista, tuttavia a Santiago del Cile da venerdì 18 ottobre, studenti, liceali, anarchici e altri vandali incontrollati hanno cominciato a distruggere una parte importante del loro alienazione quotidiana: il sacrosanto trasporto pubblico. Hanno capito che nulla di quanto appartiene allo Stato o alle imprese è nostro e merita di essere aggredito dalle fiamme della vendetta contro un esistente di spossessamento e di sfruttamento.
E poiché c’è sempre bisogno di una scintilla iniziale, il pretesto è stato dato dal doppio aumento del prezzo della metropolitana della capitale cilena nelle ore di punta. Un aumento inizialmente di venti pesos nel gennaio 2019, poi di trenta pesos il 6 ottobre (da 800 a 830 pesos, ovvero 1,04 euro il biglietto, ben sapendo che il sussidio è inferiore a 300 euro al mese e che non tutti ce l'hanno), mentre il governo evoca l'aumento dei costi energetici e la debolezza del peso. Di fronte alle prime mobilitazioni, il ministro dell'Economia Juan Andrés Fontaine, forte dell'arroganza dei potenti, ha persino dichiarato che agli utenti non restava che alzarsi ancor prima la mattina, per usufruire di tariffe più basse (essendo queste flessibili a seconda della frequenza, un buon esempio di liberalismo)! In un momento in cui alcuni treni locali sono paralizzati in Francia da due giorni dai dipendenti della SNCF che applicano il loro "diritto a fermarsi" per rivendicare... la presenza di controllori su tutti i treni, lo slogan più comune a Santiago da una settimana è «evasión ya» (Frode adesso) o «Evadir = Luchar» (Frodare = Lottare). Dopo le manifestazioni selvagge per tutta la giornata di venerdì 18 ottobre, gli arrabbiati hanno scelto il prolungamento notturno e hanno iniziato a distruggere tutto ciò che era loro ostile: almeno 16 autobus Transantiago sono stati ridotti in cenere, 9 dei quali in piazza Grecia. Là i manifestanti se ne sono appropriati dopo aver fatto scendere autista e passeggeri, e poi li hanno spostati in mezzo alla strada per utilizzarli come barricate in fiamme.
Ma non è finita qui, poiché dopo intensi combattimenti per tutto il giorno nella metropolitana, dove nessuno era più disposto a pagare, forzando i passaggi, affrontando all’occorrenza i carabinieri e le guardie, e distruggendo i terminali di pagamento e altri tornelli, barricate sono state erette al calar della notte in Plaza Italia, Los Héroes, Portogallo e in diverse strade di Eje Alameda. Fra gli attacchi mirati, si annoverano l'incendio del monumento ai Carabineros ad Alameda e quello del gigantesco quartier generale della compagnia di gas ed elettricità Enel. Situato proprio nel centro della capitale cilena, all'incrocio tra i viali di Santa Rosa e Alonso, il fuoco è stato appiccato alle scale di emergenza dell'azienda ed è riuscito a propagarsi fino al 12° piano, devastando tutto al proprio passaggio nella torre di uffici. Da notare inoltre l'incendio di una succursale della Banca del Chile nel centro e il saccheggio di un supermercato. La polizia ha effettuato almeno 180 arresti, mentre 57 agenti sono rimasti feriti [bilancio che aumenta di ora in ora].
Nel frattempo, il presidente della Repubblica Sebastián Piñera è stato sorpreso a far festa in una pizzeria del centro (a Viracura) mentre gli scontri perduravano da ore, il che non ha mancato di far aumentare il livello di tensione, come simbolo del suo disprezzo. Ritornato al suo palazzo, ha decretato poco dopo la mezzanotte lo stato di emergenza militare nelle province di Santiago, Chacabuco e nelle città vicine a Puente Alto e San Bernardo. Il cosiddetto Estado de Emergencia può essere decretato dall'esecutivo senza bisogno di un'approvazione del Congresso per 15 giorni prorogabili, limitando la libertà di movimento e di riunione e autorizzando i militari ad andare nelle strade per ripristinare l'ordine.
Tutti gli assembramenti pubblici sono ora vietati: ad esempio, l'Asociación Nacional de Fútbol Profesional (ANFP) ha immediatamente annunciato la sospensione delle partite di calcio di tutte le divisioni, e la potente chiesa cattolica dei suoi pellegrinaggi, anche al famoso Santuario di Teresa de Los Andes. Sono inoltre previsti fino a 10 anni di carcere per chiunque «incita a distruggere, metter fuori servizio, interrompere o paralizzare qualsiasi installazione pubblica o privata di illuminazione, elettricità, acqua potabile, gas e simili, al fine di sospendere, interrompere o distruggere i mezzi o gli elementi di qualsiasi servizio pubblico o di utilità pubblica».
In pratica, il generale di divisione Javier Iturriaga del Campo che è a capo della difesa nazionale, responsabile dell’applicazione dello stato di emergenza, ha precisato che le pattuglie militari sorveglieranno i principali siti della capitale. Lunedì è inoltre prevista una sessione straordinaria della Camera dei deputati alla presenza del Ministro degli Interni a Valparaíso, lontano dalla capitale nelle mani dei militari.
Come si può vedere, quando si verificano rivolte nelle strade, cosa abbastanza frequente in Cile, e qualora si limitino allo scontro o alla distruzione dell'arredo urbano, questo è ancora concepito come sfogo democratico. Ma allorché i manifestanti iniziano ad attaccare infrastrutture critiche come la metropolitana o il quartier generale di un gigante dell'energia, le cose cambiano improvvisamente. Tutte le 164 stazioni della metropolitana di Santiago sono già state chiuse per l'intero fine settimana e fino a nuovo ordine, per limitare gli spostamenti. E 700 autobus sono stati requisiti dalle autorità per gestire i movimenti.
Ultima nota ma non meno importante, subito dopo gli scontri quotidiani e lo stato di emergenza, numerosi gruppi di rivoltosi hanno quindi deciso di non piegarsi e di cercare la fonte del problema per risolverlo radicalmente. Da Plaza de Maipú, sono scesi sotto terra e hanno saccheggiato tutto ciò che poteva essere fatto nei corridoi della metropolitana trasformati in gallerie commerciali: dai bancomat ai negozi, dagli uffici della metropolitana alle sue attrezzature (telecamere o obliteratrici) è successo di tutto. In totale sulle linee 4, 4A e 5, le stazioni della metropolitana Trinidad, San Jose dell'Estrella, Elisa Correa, Pedrero, Los Quillayes e Santa Julia sono state tutte affidate interamente e senza pietà alle fiamme. Secondo l'ente amministratore della metropolitana, i danni ammontano a 400-500 milioni di pesos (630.000 euro). Attualmente sono del tutto inutilizzabili.
Se si può solo salutare la rivolta quando si impadronisce delle strade, auspicando che si approfondisca e superi il suo pretesto iniziale, non tutte le situazioni sono comparabili, come ad Hong Kong dove da diversi mesi i manifestanti colpiscono con cura gli interessi cinesi o in Catalogna dove da diversi giorni le proteste faticano a superare la questione indipendentista (senza menzionare le recenti rivolte sociali in Ecuador, in Iraq o a Beirut...). Ciò che sta succedendo in Cile da alcuni giorni, pur facendo parte di una più vasta ebollizione, dove di volta in volta nuove tasse o aumenti dei prezzi fanno traboccare il vaso, ci sembra richieda tutta l’attenzione solidale degli anti-autoritari, ora che lo stato di emergenza militare sta tentando di reprimere le proteste in gran parte distruttive. E non solo perché tante compagne e compagni combattono senza compromessi da anni in questa parte del mondo.
Non esistono anche da noi infrastrutture critiche di trasporto, energia o comunicazione che, come a Santiago, sono indispensabili per perpetuare l'ordine esistente e che sono alla portata di qualsiasi ribelle? Se solidarietà non è solo una parola vuota, è tempo di iniziare ad alimentare e prolungare dove viviamo le rivolte che si stanno sviluppando attorno a noi. E poiché la distruzione, anche dei beni comuni, è un linguaggio che parla direttamente da un angolo all'altro del pianeta... ognuno ha l'imbarazzo della scelta per esprimere la propria rabbia per la libertà in azione contro questo mondo di denaro e gendarmi.
 
[19/10/19, tradotto da qui]