Papiri

Nell'era telematica, la carta stampata assomiglia ad un'anticaglia. Per chi preferisce la vivacità delle strade alla contemplazione nei musei, qui si possono trovare volantini, manifesti, adesivi, giornali e tomi, già impaginati, pronti per essere saccheggiati, scaricati, riprodotti e diffusi.

Tilt

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per contatti: tiltap@riseup.net

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Frangenti

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Frangenti - numero speciale sulla rivolta di Amburgo

Vaxxed

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Vaxxed

Dall'occultamento alla catastrofe

 
Il film che non vogliono tu veda
La libertà che non vogliono tu possieda
 
La nuova norma che decreta l’obbligo dei vaccini dimostra in modo inequivocabile quale sia la sola libertà apprezzata, concessa e tutelata dallo Stato: quella di obbedire.
Attraverso il ricatto di privare della patria potestà (i genitori) e di radiare dall’albo professionale (i medici), chiunque non veda di buon occhio l’indiscriminata vaccinazione di massa si ritrova con le spalle al muro.
Costretto ad accettare il fatto che i bambini, prima di essere figli o creature fragili bisognose di sviluppare un sistema immunitario naturale, devono essere cittadini sottoposti alle leggi delle istituzioni e devono essere consumatori delle merci dell’industria farmaceutica (la più ricca e potente del mondo, dopo quella degli armamenti).
La coscienza deve solo tacere, per timore o per ignoranza, davanti alla ragione politica e agli interessi dell’economia?
Davanti all’arroganza del potere è sempre più urgente ribellarsi, urlare il proprio «No!» a chi vuole soltanto udire «Signorsì!».
La visione di questo documentario, boicottato dai media e messo al bando dalle autorità per le rivelazioni che contiene, ce ne fornisce l’occasione.
 
Domenica 18 giugno ore 20,30
in P.zza delle Giravolte
Lecce

Contro Tap

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Autorganizziamoci contro Tap

Venerdì 19 maggio ore 21
presso l'area del cantiere Tap
 
Proiezione di 
"La Messa delle cinque"
film-documentario su una lotta antinucleare in Francia

In carcere si tortura

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In carcere si tortura

Ancora una volta il mostro assassino mostra il suo vero volto alla vittima e ai suoi familiari.
Lo Stato, nella sua missione principale di cane da guardia della proprietà privata, decide di prendersi in custodia coatta un ragazzo di 27 anni e, dopo averlo tenuto sotto la sua “tutela” per 4 anni, ne restituisce il corpo privo di vita ai parenti; senza tralasciare tutta la serie di traversie fisiche, morali e burocratiche che in casi come questo riserva loro.
Nell’ottobre del 2015 i familiari vengono a sapere che il loro congiunto, detenuto nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce, non si trova più lì.
Dopo richieste insistenti riescono a farsi dire che era stato trasferito in infermeria e da lì a quella del carcere di Taranto per abuso di psicofarmaci. Trovando il tutto molto strano, i parenti riescono a sapere che da Taranto Antonio (questo il suo nome) era stato trasferito niente meno che ad Asti. Poco dopo il giovane viene di nuovo trasferito all’ospedale di Taranto, dove i familiari riescono finalmente a vederlo.
Lo stato in cui lo trovano è disumano: irrigidimento degli arti e atrofie muscolari, in dialisi per intensa disidratazione, lividi evidenti sul corpo, commozioni cerebrale e intercostale, impossibilità a parlare. Il primario conferma che è arrivato in ospedale in stato comatoso, con polmonite così avanzata che era ormai divenuta una setticemia diffusa ormai anche nel sangue; operato d’urgenza ai reni per la forte disidratazione.
Al carcere di Lecce danno la colpa ad alcuni detenuti che si sarebbero accaniti su di lui, ma tutto ciò non trova conferma in nessun incartamento dell’istituto. Antonio muore l’8 dicembre in ospedale, senza riuscire a dire molto, nelle condizioni in cui era, su cosa sia realmente accaduto, anche se ha fatto intendere ad un pestaggio da parte delle guardie. Un giudice di Taranto ha già chiesto l’archiviazione del caso. Un altro detenuto, compaesano di Antonio, aveva iniziato a fare delle domande un po’ scomode su quanto accaduto al suo compagno, ma è stato subito trasferito a Reggio Calabria. Questi i fatti, in breve.
Ciò che ci preme è che il caso di Antonio non venga taciuto e nascosto e che ancora una volta una morte di Stato passi per mero incidente. Siamo consapevoli che il carcere non ha affatto  la funzione di rieducare ma semmai quella di vendicarsi di chi è uscito fuori dai ranghi e di fungere da monito per chi non si adeguerà alle regole sociali.
Il carcere è il luogo della disumanizzazione, della spersonalizzazione, della violenza istituzionale, della privazione degli affetti.
Il carcere è un abominio e la vicenda di Antonio Fiordiso, come quella di tanti altri detenuti o di persone ammazzate mentre erano nella custodia di qualche forza di polizia ne sono la conferma. Vogliamo sapere chi sono i responsabili della morte di Antonio, vogliamo che nel ricordo Antonio riacquisti la sua dignità vilipesa.
 
[Aprile 2016]

Stramonio 2

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Stramonio 2

Naturalmente refrattari a vendere l'anima alla società e alle sue leggi, siamo come schiavi annoiati, in balìa di una quotidianità di rassegnazione e asservimento.
Nauseati all'idea di rinunciare a vivere, scriviamo Stramonio. Chissà che questo non possa condurci ad incrociare il passo di altri individui desiderosi di rivoltarsi a questa asfissiante realtà.
Lungi dall'intento di voler guardare il mondo attraverso le sporche lenti della morale, al di là del giusto e dell'ingiusto, intendiamo cogliere il senso di ciò che abbraccia l'eresia e rifiuta ogni consuetudine, di movimento o meno.
Vedere in frantumi l'ordine sociale davanti ai propri occhi potrebbe voler dire scomparire. Ne siamo consapevoli, memori della bellezza che da ciò potrebbe scaturire.
 
Noi vogliamo esser liberi
far trionfare i nostri desideri
per questo viviamo.
 
Né la forza della “ragione”, né quella delle armi riusciranno mai a ridurre questa tensione.
 
 
[novembre 2015]

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