Papiri

Nell'era telematica, la carta stampata assomiglia ad un'anticaglia. Per chi preferisce la vivacità delle strade alla contemplazione nei musei, qui si possono trovare volantini, manifesti, adesivi, giornali e tomi, già impaginati, pronti per essere saccheggiati, scaricati, riprodotti e diffusi.

Lettera agli studenti in collera

Papiri

Lettera agli studenti in collera

 

alcuni amici di Huguet 
 
Le tigri della rabbia sono più sagge dei cavalli dell'istruzione 
William Blake 
 
Cari studenti, 
un nuovo anno scolastico si apre davanti a voi, e con esso una nuova stagione di reclusione per le vostre giovani esistenze. Con la benedizione delle autorità che quotidianamente opprimono i vostri desideri (famiglia, insegnanti, società), verrete costretti a passare varie ore giornaliere entro le quattro mura di una “fabbrica” di disciplina e cieca obbedienza.  
Vivendo nell'illusione che la scuola possa essere l'anticamera  del vostro futuro benessere (da “costruire”, vi dicono,  nel mondo del lavoro o nella carriera universitaria), essa non è altro che il luogo in cui ci si abitua alla noia e alla ripetitività dei gesti. L'unico futuro che vi si prospetta davanti, sarà quello in cui ad entrare in scena sarà solo una vita di alienazione e morte lenta. Lo Stato, che attraverso l'obbligo scolastico pretende di assoggettare le vostre coscienze, contribuisce ad educarvi secondo l'etica di questo mondo ormai marcio, decadente ed in putrefazione. Nessun miglioramento o riforma può essere apportato ad un'istituzione che, al pari delle altre, è per sua natura votata a fare di voi dei sudditi proni e obbedienti. Da queste infami mura non uscirete che rassegnati o ribelli. Spetta solo a voi decidere se accontentarvi di continuare a sopravvivere azzuffandovi per i miseri avanzi che vi concedono o svegliarvi da questo torpore. Non c'è cattedra e registro che non possano bruciare ed edificio che non possa crollare sotto i colpi della rabbia che esonda dai suoi argini. 
Le ragioni per farla finita con tutto l'esistente, di cui la scuola non è che una delle molteplici facce, è in ogni aspetto della vita quotidiana. Le rituali tristi mobilitazioni autunnali non fanno altro che incanalare entro binari prestabiliti il desiderio di rivalsa di tutti coloro che non si accontentano di raschiare il fondo della ciotola dei potenti. Andiamo dunque, individualmente o in gruppo, a demolire questo misero presente! 
Contro chi, vestendo gli abiti della protesta, getta acqua su ogni focolaio di rivolta. 
Contro l'istituzione scolastica ed ogni l'autorità! 
Per la rivolta, per la libertà! 
 
 
[volantino distribuito a Padova il 10/10/14]

stramonio uno

Papiri

stramonio uno

Il cammino del deserto esistenziale avanza inarrestabile, divorando corpi e menti.
Il culto della morte trova il proprio apogeo nelle moderne appendici tecnologiche di cui la società si dota, mentre suicidi e atti di autolesionismo paiono l'unica risposta al vuoto vorticoso che ci pervade.
La miseria quotidiana ci conduce a vivere ossessivamente giornate uguali a sé stesse, rinchiusi nelle nostre case, occupate o meno, apparentemente risolti nell'approvvigionamento quotidiano di cibo e compagnia.
Potremmo rivoltarci drasticamente contro tutto, ma ne abbiamo la volontà e la forza?
Siamo disposti a perdere quel briciolo di comodità e libertà in cambio dell'insicurezza del vivere? Qualcuno anni fa ha detto che rassegnarsi è uguale a morire e che la rivolta è vita. Noi abbiamo già scelto da che parte stare, anche se è faticoso, duro e sconfortante. Sappiamo che vogliamo vivere. Vivere e godere. E incendiare i lacci che ci strangolano.
Forse non a tutti la conquista dei piaceri materiali, pur ottenuti attraverso pratiche a-legali, basta per sentirsi appagati.
Non fintanto che intorno al nostro perimetro liberato continuano a perpetrarsi i medesimi meccanismi soverchianti e opprimenti. Finché il mondo rimane tale, finché ci accontentiamo di abdicare alla vita.
 
[Stramonio, n. 1, giugno 2015]

Senti?

Papiri

Senti?

 

Non esiste fuga dalla realtà. Questa realtà totale, che si pretende definitiva, e che tenta di impedire ogni scarto ed ogni deviazione dal senso unico imposto dal potere politico ed economico. Questa realtà che riconduce ogni prospettiva alle tristi parabole della crescita di bilancio e dei sondaggi di opinione. Questa realtà che ha infestato ogni angolo della vita con posti di blocco e telecamere di sorveglianza, sirene d’allarme e limiti di sicurezza.
Ma questo mondo miserabile da cui non possiamo evadere si sta decomponendo sotto i nostri occhi. E quando l’aria si riempie di tensioni, basta una piccola scintilla per provocare un’esplosione. Ecco perché lo Stato è oggi costretto a reprimere chiunque lo contesti, in qualche caso perfino chi osa a malapena rimproverarlo per la sua cattiva amministrazione. Perché ogni contestazione, foss’anche la più banale, è un fiammifero che si accende.
E nessun governo, nessun partito è in grado di controllare il vento.
 
La risposta dello Stato è stata data, ancora, il 13 giugno con l’operazione Ardire e successivamente con nuove inchieste: decine di anarchici arrestati, indagati, perquisiti. Un monito per tutti, perché le teste si devono abbassare, le bocche si devono imbavagliare, gli occhi si devono chiudere. Ma è un monito che non raccoglieremo mai.
Fra i prigionieri di questo mondo, noi traiamo forza dalla non partecipazione, dalla diserzione, dall’astensione da tutti gli obblighi a cui ci convocano, dal conflitto permanente con le istituzioni. E continueremo a sostenere che se da questa realtà non si può fuggire, la si può comunque attaccare nelle sue innumerevoli rughe d’espressione. Da soli o in compagnia, di giorno o di notte, coi fatti e con le parole.
Sentite? Il vento si sta alzando...
 
[per chi vuole copie del manifesto il prezzo è di 20 centesimi l'uno più spese spedizione.

Tairsìa

Papiri

La morte del lavoro

 

«Meglio morire di tumore che morire di fame».

A pronunciare questa frase è stato un lavoratore dell’Ilva di Taranto, mobilitatosi per difendere il posto di lavoro messo in discussione dopo il sequestro giudiziario di buona parte dell’acciaieria. Una frase in cui è racchiuso tutto il fatalismo dovuto alla rassegnazione e la mancanza di prospettive di chi non riesce a immaginare un’esistenza “altra” rispetto a quella in cui si trova immerso.
Migliaia di operai che scendono in strada e bloccano una città, isolandola completamente, per difendere il loro diritto a lavorare e crepare, oltreché la necessità ineluttabile di diffondere, potenzialmente, il cancro ad alcune centinaia di migliaia di altre persone che vivono in quella stessa città, rappresentano bene il paradigma di un mondo e di un pensiero che agiscono in modo decisamente opposto a quello che dovrebbe essere il buonsenso comune. Un buonsenso spazzato via dalle varie ideologie che, facendo leva sulla necessità del lavoro, incatenano milioni di persone ad un triste presente di cui sembra non si possa fare a meno, trasformandole in un perfetto meccanismo per il mantenimento dell’ordine che le ha spinte a trovarsi nella condizione in cui sono, ma incapaci di rendersene conto. Una ideologia che da un lato fa leva sulla concezione cattolica e fascista del sacrificio come condizione necessaria per elevarsi e realizzarsi, e dall’altro su quella “progressista” dell’operaismo di sinistra, per cui non c’è dignità senza lavoro.

[...]

[Estratto da Tairsìa n° 3, settembre 2012]

Chi era Calabresi?

Papiri

Chi era Calabresi?

Il 17 maggio di quarant’anni fa, alle 9.15 a.m., due proiettili posero la parola fine alla vita del commissario Calabresi, il “commissario Finestra”, addestrato dalla CIA.
Eppure, a distanza di tanti anni, il suo cadavere continua ad emanare un tanfo sgradevole, e si tenta di riscrivere un finale. Questo tentativo passa anche attraverso un film, immondo e servile quanto il suo regista, passato di recente nelle sale cinematografiche. Un film che vorrebbe riscrivere la storia degli ultimi quarant’anni, rispolverando la teoria che dietro le bombe stragiste e la strategia della tensione ci fossero gli anarchici.
Un film che vuole presentarci un commissario Calabresi buono, amico degli anarchici che inquisiva e, soprattutto, estraneo all’omicidio di Giuseppe Pinelli, scaraventato fuori dal quarto piano della Questura di Milano il 15 dicembre 1969, dopo tre giorni di interrogatorio.

Tairsìa 2

Papiri

Tairsìa 2

 

Nella calma di una tranquilla giornata, un vento si leva improvviso, forte, ed inizia a turbinare, a sconvolgere la calma che fino a quel momento era stata. Questa è, nel dialetto leccese, la Tairsìa. Un vento che può cessare dopo poco tempo, smettere all'improvviso così come si era presentato, oppure può perdurare e, accompagnato da altri fenomeni, tramutarsi in tempesta.

Negli ultimi tempi, tra la calma della pacificazione sociale, sprazzi di Tairsìa hanno fatto la loro comparsa in varie parti del pianeta. Un vento che potrebbe essere contrastato o, al contrario, alimentare le fiamme e riattizzare focolai che sembravano spenti. I governi, l'economia, i loro scherani e i falsi critici di questo macabro esistente, stanno cercando di disporre adeguate contromisure affinché questo vento non faccia crollare tutto il sistema già vacillante. Agli amanti della libertà non resta che fare l'opposto: alimentare il vento, fino a che una Tairsìa sociale spazzi via tutto, aprendo la strada e cercando sentieri che conducano ad un mondo altro.
Questo foglio cerca di andare in questa direzione.

Pagine